I RISULTATI DELLO STUDIO OPTIMISMM™ DI FASE III PRESENTATI AD ASCO 2018 DIMOSTRANO CHE LA COMBINAZIONE DI POMALIDOMIDE IN TRIPLETTA MIGLIORA LA SOPRAVVIVENZA LIBERA DA PROGRESSIONE NELLE LINEE PRECOCI DEL MIELOMA MULTIPLO RECIDIVATO O REFRATTARIO

Lo studio OPTIMISMM™ è il primo studio di fase III che ha dimostrato un beneficio significativo nei pazienti esposti in precedenza a lenalidomide.

SUMMIT, N.J.--()--In occasione del Congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), che si sta svolgendo a Chicago, sono stati presentati i risultati dello studio clinico internazionale OPTIMISMM™ di fase III. Lo studio multicentrico, in aperto e randomizzato, ha valutato efficacia e sicurezza del regime di trattamento a base di IMNOVID® (pomalidomide), bortezomib e desametasone nei pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario (RRMM) già sottoposti ad almeno una terapia precedente con lenalidomide.

OPTIMISMM™ ha valutato efficacia e sicurezza di IMNOVID® (pomalidomide) più bortezomib e desametasone a basse dosi (PVd) rispetto a bortezomib e desametasone a basse dosi (Vd) nei pazienti con RRMM in fase iniziale (1-3 precedenti linee terapeutiche). È l’unico studio di fase III a presentare risultati su una combinazione di tre farmaci, c.d. ‘tripletta’, e relativi esclusivamente a pazienti già sottoposti a un precedente trattamento con lenalidomide, standard terapeutico nel trattamento di prima linea. Lo studio fornisce quindi risposta ad una popolazione di pazienti in crescita e con esigenze cliniche importanti.

L’analisi dei risultati ha evidenziato che il trattamento con PVd ha notevolmente migliorato la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e ha generato nei pazienti una risposta più rapida e duratura rispetto al trattamento con Vd. Lo studio, che includeva un’elevata percentuale di pazienti refrattari a lenalidomide (71% nel braccio PVd, 69% nel braccio Vd), ha raggiunto l’endpoint primario di PFS. I pazienti trattati con PVd hanno infatti ottenuto un allungamento statisticamente significativo della PFS rispetto al braccio Vd [11,2 mesi vs. 7,1 mesi rispettivamente (p < 0,0001, HR 0,61; 95% CI: 0,49-0,77)], con riduzione del rischio di progressione della malattia o morte del 39% nel braccio PVd rispetto al braccio Vd. Il beneficio in termini di PFS è stato osservato nei seguenti sottogruppi di pazienti: refrattari a lenalidomide, non refrattari a lenalidomide, con precedente esposizione a PI (Inibitore del Proteosoma) o citogenetica ad alto rischio. Anche il tasso di risposta globale (ORR), uno degli endpoint secondari dello studio, è stato significativamente superiore nel braccio PVd rispetto al braccio Vd (82,2% vs. 50,0%, p<0,001). Il tempo di risposta al trattamento, inoltre, è risultato più breve nel braccio PVd (0,9 mesi PVd vs. 1,4 mesi Vd); la risposta completa è stata superiore nel braccio PVd (15,7% PVd vs. 4,0% Vd) e nei pazienti trattati con PVd si è evidenziata una durata della risposta maggiore rispetto al braccio Vd (13,7 mesi PVd vs. 10,9 mesi Vd).

In un’analisi esplorativa dei sottogruppi che ha riguardato i pazienti trattati con una precedente linea terapeutica, si è evidenziata una PFS più lunga [20,73 mesi nel braccio PVd (n=40) vs. 11,63 mesi nel braccio Vd (n=41)] e valori di ORR del 90,1% nel braccio PVd vs. 54,8% nel braccio Vd, con riduzione del 46% nel rischio di progressione della malattia o morte nel braccio PVd rispetto al braccio Vd. La sopravvivenza e la sicurezza rientravano tra gli endpoint secondari.

"Occorre una più profonda comprensione delle potenziali opzioni terapeutiche per le prime fasi di recidiva, specialmente per i pazienti sottoposti a precedente terapia a base di lenalidomide” - ha dichiarato il Dr. Paul Richardson, responsabile del programma clinico e direttore della ricerca clinica presso il Jerome Lipper Multiple Myeloma Center, dipartimento di medicina oncologica del Dana-Farber Cancer Institute. “I risultati clinici di fase III in analisi sono i primi ad evidenziare miglioramenti importanti e clinicamente significativi di sopravvivenza libera da progressione in pazienti sia già trattati in precedenza con lenalidomide sia refrattari al trattamento".

Gli eventi avversi correlati al trattamento (TEAE) di grado 3/4 più comuni sono stati neutropenia (PVd: 42% vs. Vd: 9%), infezioni (PVd: 31% vs. Vd: 18%) e trombocitopenia (PVd: 27% vs. Vd: 29%.). I tassi di incidenza di trombosi venosa profonda di grado 3 o 4 nel braccio PVd vs. Vd soo stati di 0,7% vs. 0,4%, mentre i tassi di incidenza di embolia polmonare di grado 3 o 4 nel braccio PVd vs. Vd sono stati di 4,0% vs. 0,4%. Non si sono verificati eventi fatali. Casi di SPM sono stati registrati nel 3,2% (2,7 per 100/anno/persona) dei pazienti trattati con PVd e nell’1,5% (1,2 per 100/anno/persona) dei pazienti trattati con Vd. La progressione di malattia è stata la causa principale dell’interruzione del trattamento.

"I risultati dello studio OPTIMISMM™ continuano a supportare la crescente ricerca nell’ambito dei regimi di combinazione che si fondano sugli IMID®.", ha dichiarato Nadim Ahmed, Presidente dell’Ematologia e Oncologia di Celgene. “Siamo entusiasti dei risultati che illustrano il potenziale del regime con una ‘tripletta’ basata su pomalidomide da utilizzare nelle prime fasi del trattamento. Lo studio in questione ha compreso anche pazienti che hanno ricevuto PVd immediatamente dopo la progressione a seguito del trattamento con lenalidomide, popolazione di pazienti in crescita e clinicamente rilevante per cui fin’ora dati di fase III non erano disponibili."

Imnovid® più desametasone in combinazione con bortezomib non è approvato in alcun Paese e per alcun utilizzo.

Informazioni su OPTIMISMM™

OPTIMISMM™ è il primo studio di fase III a valutare l’efficacia e la sicurezza di PVd vs. Vd come linea terapeutica precoce nei pazienti RRMM (già sottoposti a 1-3 precedenti linee terapeutiche) e prima dell’esposizione a lenalidomide (LEN), inclusi i pazienti LEN refrattari. Lo studio clinico internazionale di fase III multicentrico, in aperto e randomizzato ha valutato l’efficacia e la sicurezza di un regime di trattamento a base di IMNOVID® (lenalidomide), bortezomib e desametasone a basse dosi (PVd) rispetto a bortezomib e desametasone a basse dosi (Vd) nei pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario.

In questo studio globale è stata effettuata la valutazione di 559 pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario che avevano già ricevuto fino a 3 linee terapeutiche precedenti, inclusi due o più cicli di trattamento con lenalidomide, con ECOG PS ≤ 2. Era consentito un trattamento precedente con bortezomib, tranne che per i pazienti con progressione di malattia nel corso del regime terapeutico con bortezomib alla dose di 1,3 mg/m2 due volte la settimana. La stratificazione dei pazienti è avvenuta in base all’età (≤ 75 anni vs. > 75 anni), al numero di regimi anti-mieloma precedenti (1 vs. > 1) e ai livelli di β2 microglobulina (< 3,5 mg/L vs. da ≥ 3,5 a ≤ 5,5 mg/L vs. > 5,5 mg/L) allo screening. L’età media dei pazienti era di 67 anni nel gruppo PVd e di 68 anni nel gruppo Vd.

I pazienti sono stati randomizzati 1:1 per il trattamento PVd o Vd. In cicli di 21 giorni, i pazienti hanno ricevuto IMNOVID® 4 mg/d nei giorni 1-14 (solo braccio PVd); bortezomib 1,3 mg/m2 nei giorni 1, 4, 8 e 11 dei cicli 1-8 e nei giorni 1 e 8 dei cicli 9 e superiori; e desametasone 20 mg/d (10 mg se > 75 anni) nei giorni del trattamento con bortezomib e successivi.

Informazioni su IMNOVID®

IMNOVID® (pomalidomide) è un analogo della talidomide indicato in combinazione con desametasone, per i pazienti con mieloma multiplo già sottoposti ad almeno due terapie precedenti, tra cui lenalidomide e bortezomib, e con progressione della malattia dimostrata entro 60 giorni dal completamento dell'ultima terapia.

Informazioni sui farmaci immunomodulanti di Celgene

I farmaci immunomodulanti (IMiDs®) sono small molecule disponibili per via orale mirate al trattamento di alcuni tumori del sangue. Si ipotizza che gli IMiD® abbiano molteplici meccanismi d’azione. Essi hanno dimostrato di aumentare attivazione e proliferazione delle cellule T, proliferazione della proteina IL-2 e attività dei linfociti T CD8+ effettori. Gli IMID®, inoltre, hanno dimostrato anche di influire su stimolazione e espressione delle cellule natural killer (NK), che agiscono attaccando le cellule tumorali direttamente o tramite stimolazione del sistema immunitario. Oltre alle proprietà immunomodulanti, si ipotizza che gli IMiD® abbiano capacità tumoricida e antiangiogenica. Il portafoglio degli IMiD® di Celgene è diventato la colonna portante di numerose ricerche sul mieloma il cui numero è in rapido aumento.

Informazioni su Celgene

Celgene Corporation, con sede a Summit, New Jersey, è una società farmaceutica globale impegnata principalmente nella ricerca, nello sviluppo e nella commercializzazione di terapie innovative per il trattamento delle neoplasie e delle patologie infiammatorie tramite omeostasi delle proteine, immuno‐oncologia, epigenetica, immunologia e neuro‐infiammazione. Per ulteriori informazioni, visita il sito www.celgene.com e segui Celgene sui social media: @CelgenePinterestLinkedInFacebook e YouTube.

Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l'unico giuridicamente valido.

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